Villa Cipressi

VILLA CIPRESSI

TRA ARCHITETTURA E BOTANICA

◇ GIARDINI ◇

1400/1800

COSTRUZIONE

Fam. SERPONTI

FONDAZIONE

GIARDINI

DA VISITARE

TRA ANTICO E MODERNO

UNA DELLE VILLE E DEI GIARDINI PIU’ BELLI DEL LARIO

Magnifico complesso di edifici e giardini, realizzati e costruiti tra il 1400 e il 1800, la Villa rappresenta oggi un perfetto ed armonioso connubio tra l’antico e la funzionalità moderna, reso possibile da un accurato restauro ad opera del Gruppo R Collection Hotels che ha visto mantenute le linee architettoniche preesistenti.
In principio facente parte del patrimonio della famiglia Serponti, la struttura passò successivamente nelle mani di diversi prestigiosi personaggi, come il Barone Isimbardi, che all’inizio dell’Ottocento vi impiantò un laboratorio della Zecca di Milano, di cui era Direttore; la famiglia Andreossi, Sir Sulton, gli inglesi Astley ed, infine, la famiglia Accame.
Nel 1980 venne acquistata dai Varennesi, tramite una pubblica e volontaria sottoscrizione, per essere destinata ad uso pubblico.

 

Attualmente di proprietà del Comune di Varenna, è oggi adibito a rinomato hotel/ristorante – centro convegni. Sede comunale per i matrimoni di rito civile, ogni anno ospita decine e decine di matrimoni di coppie provenienti da tutto il mondo.

GIARDINO BOTANICO

Il giardino botanico di Villa Cipressi, aperto al pubblico e inserito nel circuito Grandi Giardini Italiani, è un capolavoro di architettura caratterizzato da scalinate e terrazzamenti digradanti a lago; numerosissime le specie vegetali presenti, tra le quali ad esempio, l’ agave americana, che qui fiorisce spontaneamente, l’araucaria, il corbezzolo (o pianta dei Patrioti), il mirto, la tamerice, il cipresso, il diospiro, solo per citarne alcune.
Numerose le collezioni di specie stagionali.

CONDIVIDILO CON CHI VUOI

FacebookFacebook MessengerWhatsAppEmail

CHIESE / VILLE / CASTELLI

ALTRI LUOGHI RICCHI DI FASCINO CULTURALE E STORICO

LA STORIA DEL CASTELLO

Vezio, all’inizio della sua esistenza, doveva essere un insediamento ligure-celtico, se non addirittura etrusco, sopraffatto dall’altro ceppo nel corso delle trasmigrazioni di popoli transalpini succedutesi dal VI al II secolo A.C.L’arrivo di questi ultimi e le scorrerie che ne seguirono obbligarono gli indigeni o ad assoggettarsi ai nuovi venuti o a spostarsi verso zone meno ospitali, quali potevano essere le vallate prealpine. Nel nostro comprensorio, ad esempio, si ha notizia di stanziamenti liguri ad Esino, con sovrapposizione nella parte superiore di gruppi celtici e in quella inferiore di elementi romani. Questi ultimi, in seguito, fortificarono il promontorio di san Vittore come caposaldo della loro presenza. Vezio, quindi, può dirsi, per analogia, antichissima.
Esteso il loro dominio in Lombardia, i romani si trovarono a dover arginare le incursioni dei popoli alpini, definitivamente assoggettati da Ottaviano nel 27 A.C. Per facilitare il flusso degli eserciti e dei rifornimenti realizzarono una grande rete stradale, rendendo agibili i passi piu’ importanti. Cio’ determino’ un clima di collaborazione con le comunita’ delle zone conquistate, creando benessere e distensione, che condusse alla romanizzazione dei territori e alla instaurazione della cosiddetta “civilta’ gallo-romana”. La difesa delle vie di comunicazione fu affidata ai federati gallici e la minaccia dei barbari, che premevano ai confini, favorì  la costruzione di opere di sbarramento.
A Vezio, dunque, venne eretta una fortificazione che facilitava il controllo della via della Riviera e delle sponde del sottostante lago, sul cui promontorio, nel frattempo, era sorta Varenna, punto d’attracco del naviglio commerciale e militare della zona.
Il perimetro delle mura e delle opere difensive di Vezio si estendeva presumibilmente dalla Foppa allo sperone a strapiombo su cui si erge il castello. All’interno di questo perimetro sorgevano le abitazioni ed i magazzini delle cui fondamenta sono visibili tutt’oggi l’imponenza e la perfezione muraria in molte cantine del centro storico. Che fosse stato teatro di cruenti ed accaniti scontri lo dimostrano i rinvenimenti di armi e di resti umani di varie epoche ed origini.
I reperti piu’ importanti si trovano nei musei di Como, Sondrio, Lecco ed Esino.
Nel 1891 vennero alla luce alcune tombe dell’eta’ del ferro e nel 1955-56, durante i lavori di ricostruzione del castello ad opera della famiglia Greppi, attuale proprietaria, affiorarono punte di frecce in ferro con cuspide triangolare, spade ed elmi. La torre presenta una merlatura quadrata uguale a quella del castello di Cly in Valle d’Aosta. A detta del Prof. Bodo Abcard, esperto in materia, essa e’ uno degli esemplari piu’ tipici nel suo genere. La rocca seguì verosimilmente le sorti di Varenna, alla quale era stata unita da mura che, come due lunghe braccia, scendevano fino al lago a difesa del borgo lacustre.
La leggenda raccontata da Anton Gioseffo della Torre di Rezzonico nel suo libro “Larius” provvede alla mancanza di informazioni riguardanti quel citato periodo. Egli narra che la famosa Teodolinda, regina dei Longobardi, trascorrendo i suoi ultimi anni a Perledo, avrebbe fatto costruire la chiesa di San Martino con l’antico campanile a forma di torre, ed il castello di Vezio unitamento all’oratorio di Sant’Antonio per lasciare una traccia visibile della sua fede nel Cristianesimo. In Lombardia molte sono le localita’ che rivendicano tale tradizione, tuttavia si deve tener conto che l’ordinamento longobardo doveva munirsi di migliori difese militari.
Nel caso di Vezio e’ evidente l’interesse alla ricostruzione del castello andato distrutto a seguito di eventi bellici non precisati.
L’edificio, così  com’e’ giunto ai nostri giorni, presenta caratteristiche costruttive di epoca medievale. Ogni comune allora era cinto da spesse mura, e i castelli e le torri, disseminate sulle alture, avevano per lo piu’ funzione di avvistamento o di punti obbligati per la riscossione dei pedaggi. E’ evidente che quando le soldaresche avverse cercarono di penetrare in Varenna, provenendo dal lago, non trovarono nessun castello davanti a sé, bensì solide mura e validi difensori. Il castello non si trovo’ coinvolto, se non marginalmente, nemmeno nel 1244, quando per la prima volta Varenna fu distrutta dai comaschi, ai quali si era ribellata; la popolazione trovo’ rifugio nel maniero che, per la sua posizione, era inespugnabile ed in esso i varennesi ritemprarono gli animi e la forza per ribellarsi di nuovo, quattro anni dopo, durante il giogo comasco. Anche in questa occasione Varenna venne messa a ferro e fuoco, ma il castello resistette. Vezio vide trascorrere le Signorie dei Visconti e dei Torriani, le dominazioni dei francesi e degli spagnoli, così come sopporto’ i decreti dei veneti e dei signori di Bergamo. Divenne, con Varenna, un feudo vescovile, quindi passo’ ai Dal Verme e ad altri ancora sinché non ne vennero investiti il conte Francesco Sfondrati ed i suoi eredi. L’investitura della costruzione passo’ nel 1631 a Giovanni Antonio de’ Tarelli e l’affittanza, venticinque anni dopo, ad Antonio Tarelli. In questo periodo il castello venne addirittura riedificato piu’ che riattato. In merito alla famiglia Tarelli, occorre sottolineare che fu decimata dalla peste che imperverso’ tra il novembre del 1629 e il marzo del 1630.
L’ultima discendente di questa famiglia e’ scomparsa in tempi recenti (1959); nel cimitero di Vezio esiste la sua lapide commemorativa. Nel 1778, l’infeudamento di Varenna passo’ alla famiglia Serbelloni, la cui congiunta, Crivelli Serbelloni, mantenne il possesso della torre di Vezio fino all’Ottocento. Una curiosità ci è infine fornita dalle mappe catastali: l’abitato di Vezio si trova nel Comune di Perledo, mentre il Castello e le pertinenze appartengono al territorio del Comune di Varenna. Oggi il Castello, pur rimanendo proprietà privata, è visitabile e aperto al pubblico per gran parte dell’anno, di norma da marzo a inizio novembre. La gestione del Castello è diretta dall’Associazione Turistica Castello di Vezio, un ente onlus che si occupa di mantenerlo e promuovere esposizioni artistiche e manifestazioni di vario genere al suo interno, nonchè di un progetto di restauro complessivo in parte già eseguito e che in parte verrà realizzato nei prossimi anni.